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La Terra di Sotto


Viaggio tra le criticità ambientali del nord Italia
Un progetto di Luca Quagliato, Luca Rinaldi, Massimo Cingotti

La Terra Di Sotto è prima di tutto un racconto. Un racconto che si sviluppa seguendo il filo dell’autostrada A4 da Torino a Venezia. Dal Piemonte al Veneto, passando per la Lombardia. Qui lo sviluppo industriale iniziato nella seconda metà del ‘900 ha fatto sì che lungo questa direttrice si insediasse il polo produttivo dell’Italia industriale. Una produzione che ha necessariamente portato alla comparsa di scarti e rifiuti, che troppo a lungo non sono stati – e non sono – gestiti in maniera ottimale e virtuosa. Oggi la realtà, aldilà della riflessione anche politica che si può avanzare sulla gestione del ciclo dei rifiuti – si scontra con il fatto che l’industria ha gestito tale ciclo troppo spesso in maniera opaca, tanto che lo stesso smaltimento illegale si è trasformato in un vero e proprio business. Per documentare tale sistema e come l’inquinamento nel corso degli anni ha reso diverso il paesaggio e impattato sulla vita delle persone un fotografo, un cartografo e un giornalista hanno deciso di lavorare insieme. Competenze e sensibilità diverse per raccontare a tutto tondo il fenomeno dell’inquinamento industriale che percorre il nord Italia.

Animazione ed elaborazione grafica di open data rilasciati dalle ARPA regionali riguardanti l’anagrafe dei siti contaminati. La mappa, che rappresenta in arancione il tracciato dell’autostrada A4, rappresenta nell’ordine i siti contaminati, i siti contaminati in relazione alle aree residenziali e industriali e al suolo destinato all’uso agricolo. I dati riguardano le regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia-Giulia.
Un fotografo (Luca Quagliato) perché il paesaggio contaminato spesso non si rivela agli occhi di chi lo vive nel quotidiano e per costruire un immaginario visivo intorno al tema dell’inquinamento ambientale. Un cartografo (Massimo Cingotti) perché i dati parlano. E solo la rilevazione geografica e la corretta individuazione dei siti inquinati permettono di comprendere l’estensione e la portata delle contaminazioni e di contestualizzare l’inquinamento all’interno di territori più o meno sensibili (per la presenza di falde acquifere o particolari conformazioni territoriali). Un giornalista (Luca Rinaldi) perché il racconto delle ripercussioni sulle persone dell’inquinamento ambientale e del modus operandi di una certa classe imprenditoriale e politica è determinante affinché tutto ciò che si è verificato possa non avvenire di nuovo.
Gerenzano – Ex Discarica – Vista della sommità della ex discarica da cui spuntano le valvole del sistema di controllo dei gas prodotti della decomposizione dei rifiuti. L’ex discarica di Gerenzano è una discarica di rifiuti solidi urbani di 11 milioni di metri cubi, sorta in una ex cava e chiusa alla fine degli anni ‘90. Attualmente il sistema di raccolta del percolato prodotto non impedisce allo stesso di entrare in contatto con la falda acquifera, anche perchè la discarica non ha un fondo impermeabilizzato.

Fino a oggi la narrazione sugli eventi che hanno determinato inquinamenti importanti è stata frammentaria, per lo più relegata alla cronaca locale e quasi mai inserita in un contesto generale di ambiente e salute pubblica. Questo racconto vuole provare a mettere nero su bianco come, quanto e dove si è inquinato, e le ripercussione sull’ambiente e su chi vive sulla propria pelle il risultato di un modo di fare impresa che ha sovente travalicato la legalità e dove i responsabili degli inquinamenti sono (quasi) sempre sfuggiti alle maglie della giustizia.

Fotografie

La Terra di Sotto nasce come progetto fotografico nel 2014. Di seguito una selezione di alcune fotografie delle decine scattate in più di 30 siti contaminati in Lombardia e Veneto.

Il linguaggio è quello del paesaggio. Esclusa l’idea di drammatizzare la narrazione, ho voluto raccontare un paesaggio che risultasse familiare, banale e in apparenza normale. I casi di inquinamento al nord sono infatti spesso lontani dalla narrazione stereotipata di una terra martoriata da roghi e cumuli di rifiuti nascosti nella vegetazione: nel viaggio compiuto fino a ora mi sono imbattuto in complessi industriali in abbandono dove la terra è carica di veleni letali come il Cromo Esavalente, discariche di rifiuti urbani risalenti agli anni ‘60 e ormai accettate come “colline”, capannoni anonimi che nascondevano decine di migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi, autostrade in cui l’asfalto è stato miscelato con rifiuti tossici, paesi immersi nel verde del nord-est in cui è vietato bere l’acqua del rubinetto perchè contiene Pfas, territori compromessi dalla Diossina liberata nell’ambiente da un incidente accaduto più di 40 anni fa, interi quartieri residenziali costruiti sopra tonnellate di rifiuti tossici.

Segrate – Ex Area Sisas – Resti di una delle ciminiere del polo chimico. La ex-Sisas, parte del polo chimico di Pioltello-Rodano, è uno dei SIN (Siti di Interesse Nazionale) la cui bonifica dovrebbe essere terminata nel 2011. Ma a marzo 2012 la Commissione Parlamentare di inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti sottolinea come le bonifiche non siano state completate del tutto, e l’area risulta ancora contaminata da Mercurio, Idrocarburi, Benzene e PCB tra gli altri.
Pernumia – Ex C&C – L’interno del capannone in cui sono stati stoccati illegalmente più di 50.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, la maggior parte provenienti da combustione nell’ambito di processi industriali. L’azienda si chiamava C&C, ed era stata autorizzata al trattamento di rifiuti pericolosi da miscelare a materiale di prima qualità per la creazione di materie prime da utilizzare in opere stradali. Al momento della chiusura dell’attività a seguito delle proteste dei cittadini e ispezioni della Guardia Forestale, le pareti del capannone erano al collasso per via della quantità di rifiuti stoccata all’interno, e tutt’ora nonostante una prima parte di bonifiche sia già stata eseguita, dal tetto del capannone filtra acqua piovana che dilava le polveri stoccate mettendo a rischio le coltivazioni dell’area e la salute dei cittadini. Il capannone sorge inoltre a pochi metri dall’argine di un canale che rischia di esondare in caso di forti piogge.
Pernumia – Ex C&C – Le abitazioni adiacenti al muro di cinta della ex C&C. Gli abitanti del luogo hanno convissuto con le esalazioni e le polveri provenienti dal capannone per tutti gli anni di attività.
Brescia – Quartiere Borgo San Giovanni – Edificio abbandonato a sud dell’area Caffaro. La Caffaro è stata un’industria chimica, sorta agli inizi del ‘900 e trovatasi circondata dall’espansione urbana di Brescia. Micidiale per l’ambiente di tutto il territorio di Brescia e della bassa Bresciana è stata la produzione del PCB (Policlorobifenile), composto chimico altamento velenoso e cancerogeno. Lo sverso dei residui di lavorazione direttamente nei tombini e nelle rogge ha contaminato una porzione enorme di territorio, avvelenando migliaia di cittadini che stanno pagando ancora oggi le conseguenze, e ne subiranno gli effetti ancora per anni a venire. Il caso della Caffaro è uno dei casi più famosi in Italia di inquinamento ambientale.
Cerro Al Lambro – Cascina Gazzera – Evidenze delle opere di impermeabilizzazione della discarica abusiva contenente melme acide e altri rifiuti industriali pericolosi.
Cerro Al Lambro – Cascina Gazzera – In primo piano, la terra battuta nell’area della discarica. Sullo sfondo, la vegetazione che cresce sulle sponde del Lambro e il campanile di San Zenone al Lambro. Il fu SIN (attualmente è classificata come SIR – Sito di Interesse Regionale) Gazzera fu una discarica abusiva di melme acide frutto di lavorazioni industriali. Le ricognizioni aeree mostrano come l’area è stata utilizzata come discarica nell’arco di 30 anni, arrivando a modificare l’andamento del fiume Lambro che scorre a poche decine di metri. L’area della discarica è stata messa in sicurezza all’inizio degli anni 2000, ma il coinvolgimento di Giuseppe Grossi, al centro anche dell’inchiesta sulle mancate bonifiche del quartiere Milano Santa Giulia, ha rallentato i lavori. Nel frattempo, nuove indagini ambientali puntano a mappare l’estensione reale dell’inquinamento causato dagli sversi, allargando di fatto l’area interessata. Gazzera è considerato uno dei siti con la più alta concentrazione di veleni in Italia.
Corteolona (Pavia) – I resti del capannone bruciato durante un rogo, in primo piano teli a copertura dei cumuli di rifiuti carbonizzati che venivano stoccati illegalmente nel capannone. La struttura, isolata nelle campagne della provincia di Pavia, veniva utilizzata come deposito illegale di rifiuti plastici. Il rogo, avvenuto durante la notte e di origine dolosa, è solo uno dei numerosi incendi nelle campagne del pavese, dato che fa pensare a una “Terra dei Fuochi” lombarda e alla gestione criminale del ciclo dei rifiuti.
Milano – Via Selvanesco – Residui della combustione di automobili. E’ il 2014 quando con una spettacolare operazione a opera della Polizia Locale viene sgomberata un’area immersa nel profondo dei campi coltivati. Vengono rinvenute decine di carcasse di automobili bruciate nei canali di irrigazione. Sottoterra, ricoperti da vegetazione spontanea, una quantità enorme di rifiuti è sepolta con metodi di fortuna. Un cimitero di veicoli rubati e utilizzati dalla criminalità organizzata, smaltiti poi dagli abitanti delle baracche sorte a pochi passi da dove venivano bruciati e sepolti i rifiuti. Attualmente l’area è stata sottoposta a una ripulitura superficiale, ma il ripristino ambientale e la reale portata del disastro ambientale avvenuto non sono ancora definite chiaramente.
Brescia – Forno Allione – Ex Union Carbide/Ex Snia – Vista della “Collina dei Veleni”, ricoperta da uno strato di impermeabilizzante perchè non venga a contatto con l’acqua piovana. L’area è appena al di fuori dello stabilimento storico della Union Carbide, che qui svolgeva estrazione a lavorazione di grafite per l’industria siderurgica. Lo smaltimento dei rifiuti, avvenuto in modo totalmente incontrollato per decenni, ha dato origine a una collina soprannominata “la collina dei veleni”. La messa in sicurezza di tale area è avvenuta solo nel 2013, ma una vasta area di proprietà comunale rimane inquinata ed esposta alle intemperie, che dilavano i rifiuti trascinandoli nel torrente che confluisce nel fiume Oglio. Inoltre, nello stesso stabilimento ormai abbandonato, viene rilasciata l’autorizzazione a un’azienda che si sarebbe dovuta occupare di trattamento di rifiuti pericolosi per la produzione di Materie Prime Secondarie da utilizzare in opere stradali. Al fallimento di questa azienda, a seguito di diversi controlli ambientali, i rifiuti stoccati sono rimasti esposti alle intemperie per anni, fino a una parziale messa in sicurezza all’interno dei capannoni, dove tutt’ora rimangono in attesa di una bonifica complessa e costosa.
Capriano del Colle – Discarica Metalli Capra – Vista della sommità della discarica. All’interno di un Parco Agricolo Regionale, circondata da vitigni e agriturismi, e mimetizzata dalla vegetazione, una discarica per scorie di fonderia costituisce un potenziale pericolo di inquinamento radioattivo per l’area. Presente tra i rifiuti stoccati vi è infatti il Cesio 137, materiale debolmente radioattivo che risulta inquinante in alte concentrazioni. Il fondo argilloso che costituisce il fondo della discarica dovrebbe assicurare che il contaminante non entri in contatto con l’acqua di falda, ma in una zona della discarica tale isolamento risulta parziale, allarmando autorità e cittadini della zona. In questo momento la discarica viene monitorata regolarmente.
Mantova – Petrolchimico
Brescia – Resti di un’acciaieria risalenti ai primi anni del 1900, ormai dimesso. Lo sviluppo della zona industriale di Brescia è andato di pari passo con l’espansione urbana, esponendo la popolazione residente e i lavoratori alle criticità ambientali connesse all’industria pesante e chimica.
Cerro al Lambro – Ex Saronio – La torre dell’acquedotto dell’ex Polo chimico in abbandono, di epoca fascista, è il landmark riconoscibile che identifica una parte dell’area su cui svolgeva la produzione l’azienda chimica Saronio. Tristemente conosciuta per la produzione di armi chimiche durante la seconda guerra mondiale, attività che potrebbe aver inquinato gravemente terreni e falda acquifera, la Saronio chiuse negli anni ‘60, e l’esercito rimase unico proprietario dell’area, utilizzata come poligono di tiro e chiusa ai civili. Finalmente, dopo anni di abbandono, l’area è stata resa disponibile per una cessione a beneficio del comune di Cerro Al Lambro, dove l’amministrazione si sta muovendo per analizzare e caratterizzare i potenziali inquinanti (la produzione di armi chimiche comprendeva l’uso di Arsenico) che potrebbero richiedere una bonifica immediata. Nei pressi dell’area negli anni è sorto un intero quartiere residenziale.
Trissino – Vicenza – La sede della Miteni, ritenuta dalla commissione parlamentare di inchiesta la principale responsabile dell’inquinamento da PFAS, vista dal versante ovest del monte Bernuffi. Dalle indagini ancora in corso è emerso che dallo stabilimento chimico sono uscite le maggiori quantità di PFAS e PFOA della zona. La falda acquifera, tra le più grandi in Europa, è risultata contaminata e per anni decine di migliaia di cittadini hanno bevuto e utilizzato acqua contaminata, esponendosi a pericoli per la salute.
Milano – Quartiere Santa Giulia – Costruito sulle macerie della ex-Montedison, il quartiere di Santa Giulia è stato venduto come un oasi serena alle porte di Milano. Nel 2010, a costruzione già avvenuta del primo lotto residenziale, le aree comuni del quartiere vengono messe sotto sequestro per un’inchiesta che rivela difformità nelle operazioni di bonifica dei terreni. L’asilo nido del quartiere viene immediatamente chiuso perchè nella terra del cortile viene ritrovato del DDT. Il processo si conclude con il proscioglimento per prescrizione. Non è stato possibile valutare tipologia e quantità degli inquinanti presenti sotto le fondamenta delle abitazioni.
Brescia – Bassa Val Trompia – Un ponte pedonale sul fiume Mella, che scorre in tutta la lunghezza della Val Trompia fino a Brescia. Se i cittadini bresciani non hanno potuto bere l’acqua del rubinetto per via della presenza di Cromo Esavalente, una parte di responsabilità va sicuramente alla pratica criminale di sversare direttamente nel fiume Mella e nelle fognature i residui di lavorazione da parte di aziende che lavorano l’acciaio e non solo in Val Trompia. La Val Trompia, storicamente industrializzata da più di cento anni, non possiede un depuratore a valle (ma esiste un progetto perchè se ne costruisca uno nel 2019) e lo sverso ha causato l’inquinamento della falda acquifera che rifornisce la città di Brescia e le irrigazioni agricole della bassa Bresciana. A oggi, solo opere idrauliche di filtraggio continuo dell’acqua permettono ai cittadini della Val Trompia e di Brescia di utilizzare l’acqua del rubinetto senza correre il rischio di ingerire Cromo Esavalente, Nichel e Piombo.
Novate Mezzola – Lecco – Ex-Falck
Autostrada BreBeMi – Una vista dell’autostrada BreBeMi da un cavalcavia. Il caso giudiziario che coinvolge Pierluca Locatelli ha toccato anche il cantiere BreBeMi, dove per un periodo i camion della ditta Locatelli hanno portato rifiuti contenenti Cromo come materiale per la realizzazione del sottofondo d’asfalto. L’azienda BreBeMi dichiara tramite i suoi legali che il materiale non conforme è stato poi rimosso durante la continuazione dei lavori, e che ma resta la macchia di come una sola azienda possa infiltrarsi all’interno di un’opera come la costruzione di un’autostrada e provocare un rischio per l’ambiente sfuggendo ai controlli.
Desio – Discarica abusiva di via Molinara – Resti dei rifiuti sepolti emergono dalla vegetazione spontanea. Nel 2008, durante l’operazione di polizia denominata “Star Wars” scopre un traffico illecito di rifiuti gestito da affiliati della ‘ndrangheta. I rifiuti venivano smaltiti in un’area a est di Desio. Attualmente non vi è stata nessuna caratterizzazione, e una fitta vegetazione spontanea ricopre tonnellate di rifiuti non identificati e potenzialmente inquinanti per la falda acquifera sottostante.
Milano – Ex Cava Geregnano/Area Calchi Taeggi – La ex cava, utilizzata come discarica di rifiuti nel dopoguerra senza che fossero effettuate opere di impermeabilizzazione e senza controllo sul flusso di rifiuti che qui veniva scaricato, è stata per anni sequestrata dopo che, in vritù di un’operazione immobiliare, sarebbe dovuta diventare un nuovo quartiere senza che fossero effettuate operazioni di bonifica, ma solo tramite messa in sicurezza. Dopo un lungo processo (da cui risulta che l’area non sia classificabile come “discarica” ma solo come “sito contaminato”) nel 2018 è stato presentato un nuovo progetto edilizio che dovrebbe portare a delle opere di bonifica più consistente del precedente.
Buccinasco – Quartiere Buccinasco Più – Celate da cantiere delimitano l’area contaminata e sottoposta ad analisi del quartiere residenziale Buccinasco Più, costruito tra il 2004 e il 2005. Durante i lavori viene segnalato l’uso di materiali non conformi come terra da riempimento, e i giardini condominiali vengono posti sotto sequestro. Dalle analisi i terreni risultano contaminati da Amianto, Bitume, Idrocarburi. La bonifica è attualmente in una fase di stallo per mancanza di fondi.
Brescia – Montichiari – Una giornata di lavoro nella discarica per rifiuti pericolosi Valseco. Montichiari, e la frazione di Vighizzolo in particolare, ospita 16 discariche sul territorio comunale. Ex-Cave, convertite a depositi per lo stoccaggio di rifiuti di ogni genere, dal rifiuto solido urbano fino all’amianto e altri rifiuti pericolosi. I cittadini lamentano gli odori e l’esposizione a un costante pericolo di contaminazione, oltre che a un generale sfruttamento e abuso di un territorio utilizzato come “discarica d’Italia”.